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Pagamenti online: cosa deve gestire davvero il sito
Autenticazione forte, rifiuti, rimborsi parziali, carte scadute e riconciliazione: i cinque casi che decidono quanti soldi arrivano davvero in banca.

Accettare una carta su un sito è un problema risolto: si sceglie un gestore, si integra e funziona. Quello che quasi nessun sito gestisce bene è tutto il resto — cosa succede quando il pagamento viene rifiutato, quando il cliente rende un articolo su tre, quando la carta di un abbonato scade.
Sono i casi che non stanno nel percorso ideale, e sono quelli in cui si perdono i soldi. Questa guida li elenca in ordine di impatto e dice cosa deve fare il sito per ognuno.
I cinque casi

1. L'autenticazione forte
La direttiva europea sui servizi di pagamento richiede l'autenticazione forte del cliente per la maggior parte dei pagamenti online: una verifica in più, tipicamente sull'app della banca. Non è opzionale e non si aggira.
Va progettata dentro il percorso di acquisto, non subita: il cliente deve capire che sta per essere mandato dalla sua banca e che tornerà indietro. Un passaggio non spiegato è il punto in cui una parte dei carrelli si ferma, perché la persona pensa che qualcosa sia andato storto.
2. I pagamenti rifiutati
Un rifiuto non è un errore tecnico: è una vendita che sta per perdersi. Eppure quasi tutti i siti mostrano lo stesso messaggio generico, che non dice al cliente cosa fare.
I motivi frequenti sono pochi e distinguibili: fondi insufficienti, carta scaduta, verifica non completata, limite superato. Ognuno ha un'azione diversa, e dirla al cliente recupera una parte di quelle vendite. «Pagamento non riuscito» non ne recupera nessuna.
Il tasso di rifiuti su un e-commerce sano non è zero e non deve esserlo. Quello che conta è quanti di quei clienti riprovano, e quello dipende da cosa gli avete detto.
3. I rimborsi parziali
È il caso più frequente e il meno previsto: il cliente ordina tre articoli e ne rende uno. Se il sistema sa gestire solo il rimborso totale, quel rimborso lo fa qualcuno a mano dal pannello del gestore, e da quel momento l'ordine nel vostro sistema e il movimento in banca non corrispondono più.
Il rimborso parziale va gestito nel flusso dei resi, collegato allo stato dell'articolo reso, e deve aggiornare l'ordine — non essere un'operazione fatta altrove.
4. I ricorrenti e la carta scaduta
Chi vende abbonamenti scopre presto che la prima causa di abbandono non è la disdetta: è la carta scaduta. Il rinnovo fallisce, nessuno avvisa il cliente, e un mese dopo il cliente non c'è più senza aver deciso di andarsene.
Il sistema deve prevedere il ciclo intero: mandato, rinnovo, tentativo fallito, avviso al cliente con un modo semplice per aggiornare la carta, e un secondo tentativo. È lavoro di sviluppo vero, e vale più di qualunque campagna di riacquisizione.
5. La riconciliazione
Quello che il gestore versa sul conto non coincide quasi mai con la somma degli ordini di quel giorno: ci sono le commissioni, gli storni, i rimborsi, e tempi di accredito diversi per metodo di pagamento.
Se nessuno riconcilia, la contabilità si allinea a fine mese a occhio e gli ammanchi passano inosservati. Un sistema che importa i rendiconti del gestore e li abbina agli ordini toglie ore e, soprattutto, rende visibile quello che non torna.
Quali metodi offrire
La regola pratica è offrirne pochi e quelli che il vostro pubblico usa davvero, perché ogni metodo in più è un flusso in più da mantenere, riconciliare e rimborsare.
- Carta, sempre. È lo standard e copre la maggioranza.
- I portafogli digitali del telefono, che sul mobile aumentano sensibilmente le conversioni perché tolgono la digitazione.
- Il bonifico, che per il B2B resta il metodo principale e va gestito con lo stato «in attesa di pagamento», non come un ordine confermato.
- Il contrassegno, se vendete a un pubblico che lo chiede: costa e genera resi, ma escluderlo può escludere un segmento.
- Il pagamento dilazionato, che alza il valore medio del carrello e introduce un intermediario in più nella riconciliazione.
Se incassate per conto di altri
Il discorso cambia natura nel momento in cui il denaro che ricevete non è vostro: un marketplace che incassa dal compratore e gira il netto al venditore sta gestendo fondi di terzi, e questo ha regole proprie.
In pratica servono un gestore che supporti i pagamenti divisi e l'inserimento dei venditori con le verifiche richieste. È una scelta che va fatta consapevolmente all'inizio, perché cambia l'architettura e non si aggiunge dopo.
È lo stesso passaggio che rende un marketplace un soggetto regolato, come abbiamo scritto a proposito dei marketplace di affitti.
Domande frequenti
Quanto costano le commissioni?
Per i gestori più diffusi si ragiona intorno all'1,5% più pochi centesimi per le carte europee, con variazioni per carte extraeuropee e per metodo. La voce che sposta di più il conto non è la percentuale: sono i rimborsi e gli storni, che spesso hanno un costo fisso.
Posso incassare senza gestore, con un bonifico?
Sì, e per il B2B è normale. Il limite è che il pagamento non è immediato né automatico: l'ordine resta in attesa, qualcuno deve verificare l'accredito e sbloccarlo. Funziona con ordini di valore alto e poco numerosi, non con il commercio al dettaglio.
L'autenticazione forte fa perdere vendite?
Ne fa perdere quando è mal spiegata. Un percorso che avvisa il cliente prima del passaggio e lo riporta al punto giusto dopo perde molto poco. Il danno non è la verifica: è la sorpresa.
Chi risponde in caso di frode?
Dipende dal metodo e da chi ha eseguito correttamente l'autenticazione: è una delle ragioni per cui la verifica forte conviene anche a voi, oltre a essere obbligatoria. Le regole del gestore su contestazioni e storni vanno lette prima di sceglierlo, non alla prima contestazione.
In sintesi
Il pagamento che va a buon fine lo gestiscono tutti. I soldi si perdono nei cinque casi che restano: l'autenticazione non spiegata, il rifiuto senza istruzioni, il rimborso parziale fatto a mano, la carta scaduta di un abbonato e la riconciliazione che nessuno fa.
Se avete già un negozio che incassa, il modo più rapido per capire quanto vi costano è guardare quanti pagamenti rifiutati avete avuto nell'ultimo mese e quanti di quei clienti hanno riprovato. Si parte da una conversazione.
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