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Come creare un'app di food delivery nel 2026

Quanto costa, quali app servono davvero e cosa cambia con le nuove regole sui rider: la guida per chi vuole un'app di consegne a domicilio, sia per il proprio ristorante sia come piattaforma.

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Confronto di dove finiscono 100 euro di ordini: con Glovo o Deliveroo la commissione si prende 35 euro e ne restano 65; con Just Eat la commissione è 15 euro più 18 di consegna a carico del ristorante e ne restano 67; con un'app propria le commissioni di pagamento sono circa 2 euro, la consegna resta 18 e ne restano 80.

Chi cerca come creare un'app di food delivery quasi sempre parte da un numero preciso: la commissione che le piattaforme trattengono su ogni ordine. Glovo e Deliveroo arrivano fino al 35%, Just Eat sta fra il 10 e il 15% ma lascia la consegna a carico del locale. Su un fatturato di centomila euro l'anno consegnati, sono fra i dieci e i trentacinquemila euro che non entrano mai in cassa.

Questa guida spiega quanto costa davvero fare un'app di consegne a domicilio, quali applicazioni servono, quali regole sono cambiate nel 2026 e in quali casi conviene — e in quali no. È scritta per chi deve decidere se investirci, non per chi deve programmarla.

Due progetti diversi che si chiamano allo stesso modo

Prima di parlare di costi bisogna capire quale delle due cose volete costruire, perché si cercano con le stesse parole ma non hanno niente in comune.

L'app del vostro locale

Un ristorante, una pizzeria o una catena che vuole ricevere ordini online diretti, senza passare da nessuno. I clienti li avete già: sono quelli che vengono a mangiare da voi e che oggi vi ordinano tramite Glovo pagandovi il 35%. L'app serve a spostarli su un canale vostro. È il progetto più piccolo, più veloce e con il ritorno più prevedibile.

La piattaforma con più ristoranti

Un marketplace che mette insieme molti locali, molti rider e molti clienti in una città o in una zona. Qui non vendete cibo: vendete l'incontro fra chi lo fa e chi lo ordina. È un'impresa diversa, che vive di massa critica, e il software è la parte più semplice del problema.

Il primo progetto si ripaga con le commissioni che smettete di pagare. Il secondo si ripaga solo se riuscite a portare abbastanza ristoranti e abbastanza clienti prima di finire i soldi.

La maggior parte di chi ci scrive vuole il primo e chiede il secondo, perché è il modello che conosce. Vale la pena essere onesti su questo prima di spendere.

Quanto costa creare un'app per le consegne a domicilio

Non esiste un prezzo unico, ma esistono tre fasce ben distinte e la differenza non è la qualità del codice: è quanto del sistema è vostro.

Soluzione già pronta, personalizzata con il vostro marchio

Piattaforme white label dove l'app esiste già e voi cambiate logo, colori e menù. Si parte da poche centinaia di euro l'anno, spesso con un canone mensile o una piccola commissione per ordine. È la scelta giusta per un locale singolo che vuole partire domani e verificare se i clienti ordinano davvero. Il limite: il software non è vostro, i dati dei clienti nemmeno del tutto, e il giorno che il fornitore alza il prezzo non avete alternative.

App su misura per il vostro locale o la vostra catena

Un'applicazione costruita sul vostro modo di lavorare, collegata alla cassa e al gestionale che già usate. Per un progetto serio si parla di decine di migliaia di euro, con tempi fra i due e i quattro mesi. Ha senso quando gli ordini sono già molti: sopra una certa soglia, la commissione risparmiata in un anno paga lo sviluppo.

Piattaforma con più ristoranti e rider

Qui il conto cambia scala, perché non state costruendo un'app ma quattro, più tutto quello che sta sotto: mappe, assegnazione automatica degli ordini, pagamenti divisi fra piattaforma e locali, gestione dei turni dei rider. Sono progetti che partono da cifre a sei zeri e si misurano in trimestri, non in settimane.

In tutti e tre i casi il costo che quasi nessuno mette a preventivo è il secondo anno: manutenzione, aggiornamenti obbligatori degli store, adeguamenti normativi e assistenza. Su un'app di consegne è una voce consistente, e va messa sul tavolo prima. Ne parliamo apertamente nella pagina sullo sviluppo di applicazioni mobile, insieme ai criteri per scegliere fra nativo e multipiattaforma.

Quali app servono davvero: sono quattro, non una

Chi immagina un servizio di consegne pensa all'app del cliente, quella con le foto dei piatti. È la punta dell'iceberg: perché un ordine arrivi a destinazione servono quattro applicazioni che si parlano fra loro.

Il percorso di un ordine attraverso quattro applicazioni: l'app del cliente che sceglie e paga, il tablet del ristorante che suona e accetta dichiarando i minuti, l'app del rider che riceve ritira consegna e conferma, e l'amministrazione che gestisce commissioni pagamenti e fatture.
Quaranta secondi dei dodici minuti percepiti dal cliente dipendono solo dalla velocità con cui il ristorante accetta.
  • L'app del cliente: sceglie, paga, e soprattutto vede dov'è il rider. Il tracciamento non è un vezzo — è la funzione che riduce di più le telefonate al locale.
  • Il tablet del ristorante: suona quando arriva un ordine, permette di accettarlo e di dichiarare in quanti minuti sarà pronto. È il pezzo che i progetti sottovalutano di più, ed è quello che decide se il servizio funziona.
  • L'app del rider: riceve l'assegnazione, guida al ritiro e alla consegna, raccoglie la prova di avvenuta consegna. Ha bisogno di GPS affidabile e di funzionare anche con la rete che va e viene.
  • Il pannello di amministrazione: commissioni, pagamenti ai locali, fatture, contabilità. Senza questo si finisce a fare tutto a mano ogni fine mese, e a quel punto la piattaforma costa più di quanto rende.

Se state facendo l'app del vostro solo locale, le prime due bastano — e spesso la seconda è semplicemente la stampante della cucina collegata al sistema. È la ragione principale per cui quel progetto costa un ordine di grandezza meno.

Cosa è cambiato nel 2026 per chi gestisce le consegne

Questa è la parte che manca in quasi tutte le guide in circolazione, ed è quella che oggi condiziona il progetto più della tecnologia. Il Decreto Legge 62/2026, in vigore dal 1° maggio 2026, ha introdotto obblighi nuovi per chi organizza lavoro tramite piattaforme digitali.

Linea del tempo con tre date del 2026: il 1° maggio entra in vigore il Decreto Legge 62/2026 con l'obbligo di spiegare al rider come decide l'algoritmo, il 1° luglio diventa obbligatorio il Libro Unico del Lavoro per i rider, il 2 dicembre cessano le sanzioni automatiche decise dall'algoritmo.
Tre requisiti software con una scadenza: vanno progettati dentro, non aggiunti dopo.

L'algoritmo deve saper spiegare le sue decisioni

La piattaforma deve fornire al rider informazioni chiare e comprensibili sui sistemi automatizzati che incidono sul compenso o sulle condizioni di lavoro, e il rider ha diritto di ottenere una spiegazione e un riesame con intervento umano. In pratica: se il vostro software assegna gli ordini con un punteggio, quel punteggio va mostrato e motivato. È una funzione da costruire, non una clausola da scrivere nel contratto.

Dal 1° luglio 2026 serve il Libro Unico del Lavoro

L'obbligo vale per i rider indipendentemente dalla qualificazione formale del rapporto, quindi anche per le piattaforme che li inquadrano come autonomi. Significa che il sistema deve tracciare turni, ore e compensi in un formato che l'amministrazione possa usare davvero.

Dal 2 dicembre 2026 niente più sanzioni automatiche

Se il software rileva un'infrazione non può più penalizzare da solo: deve segnalarla a un supervisore umano che decide. Chi ha progettato il sistema con blocchi e declassamenti automatici dovrà rifare quella parte.

Su tutto questo si è aggiunta la giurisprudenza: nel 2026 la Cassazione ha ribadito che per stabilire se il rapporto con il rider è autonomo o subordinato conta la realtà concreta del rapporto, non il nome scritto sul contratto.

Le regole sul cibo, che valgono anche se il cibo non lo cucinate voi

Un aspetto che sorprende chi arriva dal mondo digitale: una piattaforma che acquista e rivende alimenti è a sua volta un operatore del settore alimentare. Servono la SCIA e un manuale di autocontrollo HACCP che copra anche la fase di trasporto, con le temperature da rispettare.

Anche il rider rientra fra gli operatori del settore alimentare: deve avere la formazione HACCP ed essere inserito nel sistema di autocontrollo dell'azienda per cui consegna. Sono adempimenti che ricadono sul software più di quanto sembri — servono attestati caricati, scadenze monitorate, borse termiche tracciate.

Conviene davvero? I numeri per decidere

La domanda giusta non è se un'app propria costi meno delle commissioni: quasi sempre sì, sul lungo periodo. La domanda è se avete abbastanza ordini perché quel confronto abbia senso.

  1. 01Contate quanti ordini a domicilio fate al mese oggi, attraverso le piattaforme, e quanto vi trattengono.
  2. 02Moltiplicate per dodici: è il risparmio teorico annuo di un canale vostro.
  3. 03Togliete il costo della consegna, perché quella la dovrete organizzare voi — rider, mezzi, assicurazione, tempo di gestione.
  4. 04Togliete quello che le piattaforme vi portano e che dovrete comprare altrove: la visibilità. Un cliente nuovo che vi trova su Glovo, sull'app vostra non arriva da solo.
  5. 05Quello che resta, confrontatelo con il costo del software più la manutenzione del secondo anno.

Il punto quattro è quello che affonda i progetti ottimisti. Le piattaforme non vendono la consegna: vendono i clienti. Un'app propria funziona benissimo per trattenere chi vi conosce già, molto meno per trovare chi non vi conosce.

Per questo la strategia che vediamo funzionare più spesso non è uscire dalle piattaforme, ma affiancarle: restare su Glovo per farsi trovare, e spostare sull'app propria i clienti abituali, quelli che ordinano ogni settimana e che valgono l'intera differenza di margine.

Come si costruisce, in pratica

  1. 01Analisi del flusso reale: come arrivano oggi gli ordini, chi li prende, dove si perdono minuti. Da qui esce il perimetro vero, che quasi mai coincide con quello immaginato.
  2. 02Prima versione con il solo percorso essenziale: menù, ordine, pagamento, notifica alla cucina. Va messa in mano ai clienti veri il prima possibile.
  3. 03Collegamento con la cassa e il gestionale, perché un ordine che va ribattuto a mano annulla il vantaggio.
  4. 04Consegna: rider propri, agenzia o servizio esterno. La scelta cambia il software, non solo i costi.
  5. 05Pubblicazione sugli store, che ha regole proprie e tempi non comprimibili, e che per le app di food ha requisiti specifici su allergeni e informazioni obbligatorie.
  6. 06Misurazione: quanti clienti tornano, quanto scende il costo per ordine, quanti ordini si spostano dalle piattaforme.

Se il progetto riguarda un locale che vuole soprattutto ordini, prenotazioni e clienti che tornano, la strada più corta è spesso una piattaforma verticale già pronta: ne abbiamo una per la ristorazione, descritta nella pagina del gestionale per ristoranti. Se invece il progetto è un marketplace con più locali e rider, si entra nel campo dello sviluppo software su misura e delle integrazioni fra sistemi.

Gli errori che vediamo più spesso

  • Costruire prima l'app del cliente e lasciare per ultimo il tablet del ristorante. È l'ordine sbagliato: se la cucina non accetta gli ordini in fretta, l'app più bella del mondo genera reclami.
  • Dimenticare il caso in cui il ristorante è chiuso, in ritardo o senza un piatto. Sono la maggioranza delle situazioni reali e vanno progettate, non gestite per telefono.
  • Progettare l'assegnazione automatica dei rider senza prevedere l'intervento umano, che dal 2 dicembre 2026 non è più una scelta.
  • Sottovalutare i pagamenti: incassare per conto di altri locali significa gestire flussi di denaro di terzi, con obblighi propri.
  • Considerare finita l'app il giorno della pubblicazione. Le app di consegne cambiano ogni stagione, con i menù, i prezzi e le promozioni.

Domande frequenti

Posso creare un'app di consegne senza saper programmare?

Sì, con le soluzioni white label si arriva a un'app funzionante senza scrivere codice. Vanno bene per validare l'idea o per un locale singolo. Non vanno bene se il vostro modello di servizio è diverso da quello previsto dal fornitore, perché quelle piattaforme si personalizzano nell'aspetto, non nella logica.

Quanto tempo serve per avere l'app online?

Con una soluzione pronta, giorni. Con un'app su misura per un locale, due o tre mesi fino alla prima versione utile. Per una piattaforma con più ristoranti e rider si ragiona in trimestri. In tutti i casi va aggiunto il tempo di pubblicazione sugli store, che non dipende da chi sviluppa.

Serve una società per aprire un servizio di consegne?

Sì, e servono anche gli adempimenti alimentari: la SCIA e il manuale HACCP che copra il trasporto. Se organizzate rider, si aggiungono gli obblighi introdotti dal D.L. 62/2026. Sono i primi passaggi da verificare con il commercialista, prima ancora di parlare di software.

È meglio un'app o un sito per ordinare?

Per iniziare, quasi sempre un sito che accetti ordini online e funzioni bene da telefono: nessuno scarica un'app per provare un ristorante nuovo. L'app ha senso dopo, per i clienti abituali, perché permette le notifiche e riduce l'attrito del riordino. Molti progetti sensati partono dal sito e aggiungono l'app quando c'è una base di clienti che torna.

Posso usare i rider di una piattaforma con la mia app?

Esistono servizi di consegna che lavorano come fornitori per gli ordini che arrivano da canali propri. È la via di mezzo più praticata: si evita la commissione sul valore dell'ordine e si paga la sola consegna, senza dover assumere e gestire personale.

In sintesi

Creare un'app di food delivery nel 2026 è meno un problema di tecnologia e più un problema di aritmetica e di regole. L'aritmetica dice che conviene quando avete già ordini da spostare, non quando sperate di trovarne. Le regole dicono che una piattaforma che organizza rider ha obblighi nuovi con scadenze precise, e che vanno costruiti dentro il software.

Se avete un locale e volete capire quale delle tre strade regge i vostri numeri, la verifica è breve e la facciamo prima di parlare di preventivi: bastano gli ordini di un mese e le commissioni che pagate oggi. Si parte da una conversazione.

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